L'EDITORE

Mario
Pinzi ha presentato venerdì, 10 marzo, il suo primo
thriller «Leditore»«Questo romanzo
rappresenta la realizzazione di un sogno meditato in gioventù,
quando ai miei primi approcci con la carta stampata, annotavo
tutto le mie esperienze su un taccuino».
Esordisce così il giornalista emiliano Mario Pinzi,
durante la presentazione alla libreria Le giubbe rosse
de L'editore (CambiaMenti), il libro con il quale ha esordito
nelle vesti di romanziere.
Giunto alla seconda edizione, il volume è un thriller
che supera i confini del genere per trattare soprattutto
di valori «quelli veri, autentici, che oggi forse
vanno scomparendo. Uno su tutti, l'amicizia, ma anche
la serietà professionale e l'impegno», come
dice l'autore stesso intervistato dall'attore Alessandro
Pilloni, che alle domande ha alternato la lettura di alcuni
brani tratti dal romanzo.
L'amicizia dunque, è il legame forte che tiene
uniti al protagonista Christian Cherell, l'editore più
importante di Parigi, i suoi vecchi compagni di liceo
anche quando alle avventure giovanili si sostituiscono
vicende di politica internazionale, intrighi della malavita
organizzata e dinamiche di alta finanza. «L'amicizia
infatti- dice Pinzi- non si esaurisce nella lontananza,
ma quando si scompare nel ricordo dell'altro».
Il giallo si apre sulle esequie del protagonista, decisione
insolita per un giallista che cala subito tutte le carte
rinunciando ai tradizionali colpi di scena.
La vicenda poi si snoda a ritroso, e il lettore scopre
un po' alla volta la figura di Charell e la storia della
sua folgorante carriera, attraverso le parole stesse del
protagonista che raccolte in un memoriale, capitano nelle
mani della figlia il giorno dopo il funerale.
«Mi sono immaginato il mio di funerale e ho pensato
come sarebbe stato per mia figlia leggere le mie memorie»,
spiega Pinzi. «Il romanzo si è poi sviluppato
un po' alla volta, mentre scrivevo, senza che avessi in
mente una trama precisa».
E sono tornati a galla molti dei personaggi che Pinzi,
alle prese con i primi servizi giornalistici, aveva incontrato
all'inizio della sua carriera: clochard, prostitute e
una meravigliosa ragazza rom. Le loro storie tornano nel
libro, romanzate e ambientate a Parigi, ma con un fondo
di verità: «il giallo, in fondo, è
stata la scusa per raccontare la mia storia, e per raccontare
quelle che più mi erano rimaste impresse dei molti
personaggi che ho conosciuto».
Il risultato è un thriller avvincente arricchito
anche da un risvolto benefico: i diritti d'autore saranno
devoluti per l'acquisto di un cane guida per una ragazza
non vedente. «Penso che sia più utile devolvere
i guadagni del libro per migliorare la qualità
della vita di una ragazza non vedente, che non tenerli
per me che un lavoro, in fondo, ce l'ho già»
ha concluso il giornalista Mario Pinzi.
Silvia Bernardi