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Risposta dell’autore alle domande più frequenti Al di là dello stile apparentemente “goliardico” molti lettori hanno colto la serietà e la concretezza dei contenuti di Mail da Furbonia e mi hanno chiesto ragione di questa scelta. In occasione della ristampa del volume rispondo sul web, in sintesi, alle varie domande poste con maggiore frequenza . Andrea di Furia Indice delle FAQ (= frequently asked questions):
faq1. Perché un saggio così serio e scientificamente documentato è in questa forma inusuale? 30 anni di studi mi hanno portato alla convinzione che il 90,5% delle proposte su come innovare per risolvere la questione sociale è solo vuota teoria, con nessuna applicazione pratica alla realtà… se non in senso peggiorativo e disperante. Gli esperti poi sono figure tragiche, sempre sorprese da una realtà che si dimostra insensibile alle loro teorie: come ad esempio il libero mercato o l’assistenzialismo statale = due mezze verità, due giurassiche menzogne sociali che pur avendo la medesima radice trovano nella loro contrapposizione teorica ancor oggi la ragione della loro persistenza alternativa (ossia l’una come potenziale risanatrice del male combinato dall’altra e viceversa) nonostante il male che entrambe hanno fatto al globo che abitiamo. Tutte teorie che ingrassano i gruppi organizzati ideologizzati a spese del singolo uno-e-trino (=individuo-cittadino-consumatore). La ragioni di questo teorizzare continuo dovevano prima essermi chiare (ecco la necessità delle tre decadi di studio, e quindi superate). Quali? vedi faq2/faq3/faq4/faq5/faq6/faq7.
Una volta capite, ho pensato che sia il quadro in cui ambientare i contenuti (l’infernale Furbonia University), sia lo stile (ironico) dovevano essere altamente capaci di spezzare le manipolazioni e le incrostazioni di pensiero che ci fanno vivere da 200 anni in un tritacarne istituzionale che funziona da sé, perfettamente, senza aver bisogno della mano dell’uomo. Se vogliamo uscire da questa situazione dobbiamo prendere in mano le chiavi istituzionali del disastro attuale e per farlo dobbiamo smettere di dividerci (noi singoli) in sinistre o destre, ma capire cosa ci governa e se e come, invertendone la direzione, riuscirlo a governare noi! Simpatizzare per una categoria politica, per un partito, oggi è pericolosissimo per la nostra sopravvivenza di singoli cittadini: ci avvicina ogni giorno di più all’esplosione del sistema. Uscire dal condizionamento ideologico ci libera dalle opinabili filosofie degli esperti, ci apre alla vera comprensione della realtà concreta e consente all’uomo, a tutti noi nel posto in cui siamo, di guidare il cambiamento sociale… senza subirlo più. Per questo spero che Mail da Furbonia diventi un libro di testo, dalle nostre scuole superiori in su.
************************************** faq2. “Perché ogni salmo finisce in gloria”? Come mai la realtà smentisce le buone intenzioni? Eccone le principali ragioni (quattro):
Un esempio chiarissimo per tutti è la meravigliosa “finanza creativa” (i titoli tossici, derivati ecc): esaltata da due decenni come il miglior supporto della crescita economica delle imprese e del benessere per tutti in tutto il mondo, è in realtà “distruttiva” dell’economia reale” (blocco del credito alle imprese, contrazione dei mercati, licenziamenti, proteste di piazza ecc). Come si vede la realtà ha prodotto l’esatto contrario di quanto dichiarato: i cosiddetti esperti si giustificano (non capendo l’insufficienza del loro modo di pensare solo filosofico, teorico) parlando di inspiegabile “eterogenesi dei fini”. Purtroppo per noi, sul piano dell’efficacia del loro pensiero sociale, costoro sono equiparabili agli esperti del Bar Sport che discutono di calcio. 2. siamo condizionati da oltre 200 anni di propaganda, la quale ci ha fatto acriticamente accettare un dogma molto pericoloso: la democrazia è il miglior sistema sociale del mondo, e l’uomo nel futuro non potrà mai arrivare (sic!) ad un sistema migliore della democrazia. E allora analizziamo il termine Democrazia e cosa nasconde. Democrazia = governo del popolo. Un’altra menzogna teorica che in pratica si rivela, per il singolo, l’esatto suo contrario. Il singolo infatti (l’elemento centrale e vivente del popolo) non conta nulla: governano le caste organizzate (l’elemento periferico e morto del popolo) e il singolo ne rimane l’utile schiavo. Gli specialisti non sanno più come definire la realtà della “democrazia” e sono arrivati anche a dire che possiamo rendere concreta e reale solo una “democrazia imperfetta” (appunto il contrario di quella teorizzata filosoficamente) per poi, ultimamente, arrivare a parlare di Democr-atura visibile (intendendo segnalare il serio pericolo che corre la Democrazia di diventare una Dittatura), senza rendersi conto di essere ormai dei belli addormentati nel bosco delle teorie socio-economico-politiche. In realtà, come denuncio in Mail da Furbonia, abbiamo già realizzato e reso operante “in automatico” una Ditt-ocrazia invisibile: ossia una bellissima Dittatura mascherata da Democrazia, che opera sott’acqua senza che nessuno (a destra a sinistra o in centro/ sopra o sotto) se ne accorga. Nella Ditt-ocrazia, appunto, il singolo non conta nulla salvo due eccezioni (che confermano la regola!): il singolo serve solo per dare il voto ai politici e per pagare le tasse. Stop. Con la prima eccezione il singolo giustifica l’operato delle caste, e per contrappasso (per la regola equilibratrice del gioco che recita: “se qualcuno gode, qualcun altro deve soffrire”) si auto-schiavizza volontariamente. Con la seconda eccezione il singolo si auto-infligge l’illusione che esista un politico o un partito che utilizzi bene i soldi da lui versati per il benessere della comunità. Secondo questa illusione è automatico che il politico o il partito che li amministra farà di tutto per risolvergli i problemi quotidiani. Chi ancora pensa questo ha ragione solo sul fatto che con i suoi soldi politici e partiti faranno di tutto… e di più (senza assolutamente risolvere i problemi quotidiani del singolo, semmai aggravandoli). In sintesi la Democrazia (menzogna teorica e impossibilità pratica) sta rubando il futuro alle nuove generazioni (ai nostri figli, ai nostri nipoti… cioè a noi stessi). 3. 200 anni di propaganda sempre più pelosa (pro domo sua, cioè dei partiti) ci ha definitivamente convinto che senza i partiti non si può governare bene lo Stato. Un altro pensiero filosofico che si tramuta nel suo contrario una volta applicato alla realtà. I politici amministrano malissimo lo Stato per cui ultimamente molti si stanno convincendo che i partiti non sono proprio l’optimum, non sono la scelta sociale migliore per governare lo Stato, specialmente il modello attuale onnipervasivo e unitario (=che intreccia in un nodo indissolubile economia, politica e cultura privilegiandone di volta in volta una a discapito delle altre due): la vera causa del disastro presente e dei futuri... se non ce ne si libera una buona volta! Ma torniamo ai partiti e vediamo perché non sono la miglior scelta in concreto, non in teoria, prendendo in esame un lasso di tempo secolare. I partiti unici, un’ideale molto sentito all’inizio del XX secolo, il loro risultato concreto lo hanno prodotto, basta solo farne qualche nome: Partito comunista sovietico; Partito nazista tedesco; Partito fascista italiano; Pol Pot cambogiano (gli studiosi di storia moderna ne possono aggiungere altri attualmente esistenti con esiti, nel concreto, tutt’altro che entusiasmanti per il singolo cittadino). Il bipolarismo (democratici e repubblicani in USA/ centro-sinistra e centro-destra oggi in Italia) risolve il problema del partito unico e sembra semplificare le cose, rispetto al pluripartitismo, ma resta il problema pratico e concreto: le ragioni del partito/della coalizione vincono sulla necessità di un operato bi-partisan a vantaggio del singolo. Nelle coalizioni, poi, una volta eliminato dalla competizione quella avversaria, l’attività a favore del singolo viene affossata dai partiti che partecipano alla coalizione vincente. Nessun partito può permettersi che l’alleato faccia qualcosa di buono per l’elettore: perderebbe consensi, voti, soldi, potere. E lo stesso avveniva in Italia pochi anni fa o dove sussiste il tripolarismo di destra-centro-sinistra. Nulla cambia nella sostanza: da cinquant’anni, in Italia, ogni giorno la TV dimostra questa triste realtà. Certo, anche all’estero non scherzano, ma noi pecchiamo sempre di... eccesso di zelo. E dopo averli visti sul piano del “buon governo” a vantaggio (?) del singolo, osserviamoli sul piano economico. Il debito pubblico italiano è uno dei più grandi nel mondo e spendiamo ogni anno di più di quello che produciamo e incassiamo(viaggiamo infatti nel 2009 verso il tetto di 1.700 miliardi di euro, pari ad una cifra che supera i 3 milioni di miliardi di vecchie lire). Non è un problema solo italiano come ci fanno credere: se sommiamo il debito pubblico al debito dei privati cittadini, l’Italia (fatto l’incasso 100) spende 135; gli Usa spendono 170; l’Inghilterra spende 160, la Germania 145 ecc. In tutto il mondo i politici hanno le mani bucate con i nostri soldi, ovviamente. E secondo voi, il nostro denaro è stato ben speso dai politici? Con destra, sinistra e centro, non è cambiato il risultato finale. Debbono essere per forza loro il meglio che abbiamo per gestire i nostri soldi? Davvero non esistono alternative? Dove trovate il vantaggio del singolo... l’averlo indebitato più che biblicamente fino alla quinta/sesta generazione? 4. Poiché sul piano della concretezza nessun partito, in nessun campo, è immune da critiche documentate, ogni partito ci distoglie continuamente dalla realtà oggettiva facendo leva sulle simpatie inconsce del singolo cittadino. Se infatti si dà la colpa di tutto il mal governo all’incapacità del politico o del partito avversario, il singolo si ritiene sentimentalmente soddisfatto e non va a cercare la polvere sotto il tappeto. Così continua da decenni il gioco delle parti tra chi è al governo (L’opposizione mi ha impedito di governare) e chi è all’opposizione (Il governo promette e non mantiene o fa demagogia senza risolvere i problemi di nessuno). Ma chi ci rimette da questo teatrino? faq3. “Perché continuiamo a dare fiducia a valori, partiti e uomini e restiamo sempre delusi”? Perché pochissimi si sono accorti che il problema non è il liquido (=partiti, uomini e valori) che mettiamo nel contenitore, ma il contenitore (=organizzazione statale). Se infatti il vino buono (=partiti, uomini e valori) che imbottiglio diventa aceto, il problema non è nel vino, ma sta nella bottiglia (=organizzazione statale). Se dunque insisto a cambiare il vino (=partiti, uomini e valori) e non cambio la bottiglia (=organizzazione statale) ne sarò sempre deluso. Mail da Furbonia è stato pensato per mettere il dito nella bottiglia (=organizzazione statale), che oggi è un meccanismo disumano che gira da sé e non solo non vuole le attenzioni dell’uomo, bensì non vuole l'uomo! Mail da Furbonia smaschera quello che è definito dai soliti teorici lo Stato moderno. Con ciò non dicendo nulla di esso, mentre è un soffocante Stato onnipervasivo (=che vuol fare tutto lui) unitario (=lo vuole fare dappertutto, nell'area economica come nell'area culturale, come nell'area giuridica... sempre a danno del singolo). Ma tutto e niente sono la stessa cosa, e il singolo cittadino, vittima e schiavo di questo Stato moderno, lo sa bene... specialmente in questi difficili momenti. faq4. “Perché tutti àuspicano che l’economia si stacchi dalla politica, ma dicono che è impossibile”? Perché non hanno letto Mail da Furbonia, vorrei dire. Ma elenchiamo con calma i perché: Perché pensano filosoficamente e non concretamente. Un pensiero concreto osserva e vede che economia, politica e cultura sono tre cose diverse. Voi conservereste nello stesso modo il latte, un surgelato o una scatoletta di tonno? Ossia tutti nel freezer, tutti nel frigorifero, tutti nel pènsile dove teniamo le riserve alimentari? Se lo chiedessimo alla famosa casalinga di Voghera, dubiterebbe del nostro quoziente di intelligenza: la risposta è certamente un no. Perché? Perché ognuna delle tre cose richiede un trattamento diverso, una diversa temperatura per durare, un tempo diverso di essere. La casalinga fa parlare l’esperienza: è scientifica nel suo agire, non fa filosofia. Ma così è anche per le tre aree sociali: economia, diritto e cultura sono realtà diverse, hanno bisogno di trattamenti diversi, hanno tempi di reazione diversi…. Eppure i cosiddetti esperti le mettono nello stesso contenitore e hanno filosofato che nello Stato unitario si equilibrano da sole. Secondo voi, nello Stato uniatrio possono funzionare bene? Per l'esperienza pluriennale, che tutti abbiamo avuto, la risposta NO è evidente. faq5. “Dare un contenitore ad ogni area sociale cosa cambia?” Cambia tutto. Intanto ogni area sarà caratterizzata secondo la sua reale essenza. Ad esempio qual è la reale essenza dell’area giuridica? Quella di interrogarsi su diritti e doveri di tutti. E dell’area economica? Quella di interrogarsi sulle necessità attuali di merci e servizi di tutti. E dell’area culturale? Quella di interrogarsi su come sviluppare al meglio i talenti e le predisposizioni di tutti. Ora vi domando, ma tutti (nelle tre aree) sono la stessa cosa? NO. Tutti nell’area culturale sono le generazioni future di individui che vanno aiutati a sviluppare i propri talenti a vantaggio della comunità. Tutti nell’area economica sono i protagonisti attuali nei vari campi merceologici (produttori, distributori e consumatori) che con la loro attività mettono in circolo le merci che servono. Tutti nell’area giuridica sono i cittadini che si confrontano con reciproci diritti e doveri in relazione a diritti e doveri statuiti nel passato. Come si vede anche il tempo è diverso nelle tre aree: futuro per la cultura, presente per l’economia, passato per il diritto: l’unico elemento unificante è l’uomo! Quante volte sentiamo dire in questi giorni difficili che i tempi del diritto non sono quelli dell’economia e della cultura. L’uomo sì, invece, ha la possibilità di partecipare a tutte e tre le aree: in ognuna però con una veste diversa, con compiti diversi, con contenuti diversi, con tempi diversi. Osserviamo dunque: nello stato unitario è lo Stato (cioè un’entità inafferrabile, intoccabile, incontrollabile, astratta) che entra in tutte le tre aree e dice “faso tuto mi”. Lo Stato si è sostituito all’uomo. Se invece abbiamo un contenitore per ogni area sociale... è l’uomo che si sostituisce allo Stato (che semmai può ridurre finalmente la sua obesità, tornare un figurino e limitarsi all'ambito della sola area giuridica). faq6. “Con le tre aree autonome al posto di un’unica area indifferenziata può cambiare qualcosa in concreto?” Bella domanda! Certamente anche se non con la velocità di una bacchetta magica: Proviamo a vedere cosa può cambiare, ad esempio, in qualche caso concreto. 1. Analizziamo un farmaco: oggi nello Stato moderno, unitario e indifferenziato, un farmaco può essere concepito indifferentemente sia come espressione di un business (esigenza di una merce per il proprio benessere) sia come espressione un diritto (alla salute). Ma la commistione o la scelta dell’uno (business) o dell'altro (diritto) non è senza conseguenze. Il pericolo è che diventi oggetto di business chi dovrebbe essere soggetto della salute: l'uomo. Non può quindi meravigliare come l'uomo oggi sia visto sempre più come meravigliosa "miniera di pezzi di ricambio" per alimentare utili economie. Ma nella realtà, quella che raggiungiamo solo se creiamo un contenitore autonomo per ogni area sociale, se le separiamo, dobbiamo scegliere: o la salute è un diritto, o è una merce. Il controllo del farmaco oggi è attribuito al ministro dell’industria (il ministero dei produttori di merci, appunto perché la salute è un business) e non a quello della salute (il ministero che tutela il diritto alla salute del cittadino, perché la salute è un diritto apparente) in quanto la salute, in realtà, viene vista come un sottoprodotto del business. Se invece siamo costretti a scegliere, se smettiamo di demandare ad altri la soluzione dei nostri problemi, ritengo che la maggioranza di noi attribuisca alla salute lo status di un diritto (non di una merce): allora le conseguenze sono molte e pesanti: i diritti non possono essere monetizzati per cui fortissimi sarebbero i limiti all’attuale strapotere del sistema del farmaco: ad esempio sicuramente le società farmaceutiche non potrebbero quotarsi in borsa: è troppo alta la tentazione di truccare i bilanci, per aumentare il valore delle azioni, è troppo alta la tentazione di spacciare per miracoloso quello che miracoloso non è; è troppo alta la tentazione di inventare nuove malattie curabili appunto con un nuovo farmaco in esclusiva. E parlare di tentazione forse… è un eufemismo perché, si sa, il mondo dell’alta finanza è fatto più di squali voraci, che non di simpatici girini. Un altro esempio riferibile solo all’area del diritto, non a quella dell’economia, è l’acqua potabile: se l’acqua è un diritto e non una merce, non possono esistere società private proprietarie dell’acqua di un territorio (come oggi avviene, sempre per le ragioni di cui sopra in 1.), perché un diritto non è una merce e ciò che vale per una merce non può valere per un diritto. 2. Analizziamo il problema dei rifiuti: la natura non fa rifiuti, ricicla tutto con i suoi tempi. L’uomo invece sì. Se cerchiamo di risolvere il problema del trattamento e smaltimento dei rifiuti con i concetti usuali adatti per l’area economica, vediamo che il problema non si risolve e che si innestano colossali resistenze. Anche con i concetti dell'area giuridica degenerata nella politica il problema non viene risolto e lo ha dimostrato il fallimento dei partiti che si richiamano ideologicamente all’ambiente. Solo se lo affideremo all’area culturale questo problema troverà la sua soluzione: perché solo la cultura ha i concetti adatti a risolverlo attraverso l’educazione delle generazioni future. 3. Analizziamo la gestione dei nostri soldi: abbiamo visto che i politici con le loro scelte aumentano il debito pubblico: indebitando costantemente sempre più i nostri nipoti, cioè noi! Nello Stato moderno, quello unitario, non esistono alternative. Purtroppo. Nello Stato con le tre aree autonome, invece… cambia il panorama. Chi produce i soldi? L’area economica. Ecco già una prima alternativa grossolana ai politici. Di solito chi produce i soldi (area economica) dà a loro il giusto valore, mentre chi se li trova in tasca senza aver fatto nulla per meritarli (area giuridica infestata dai partiti), li sperpera. Quindi i soldi è preferibile che li gestisca l’area economica, di certo non quella giuridica, direbbe Monsieur de Lapalisse. Pensiamo solo se la rete viaria del comparto di Sassuolo (quello delle ceramiche) fosse stata nelle disponibilità dell’area economica autonoma, piuttosto che di quella giuridica partitocratica che imperversa nello Stato unitario moderno. L’autostrada che collegherebbe Modena alla Germania sarebbe una realtà da almeno 30 anni. I tempi diversi (giurassici) e le inefficienze dell'area giuridica non hanno realizzato a tutt’oggi niente. Con danni economici a tutti noi e all’ambiente notevolissimi. Perché i tempi del diritto non sono assolutamente i tempi dell'economia: come stiamo imparando dalle vicissitudini odierne, così dolorose per tutti. Abbiamo visto che un’alternativa ai politici onnipervasivi è possibile se cambia al forma dello Stato. Vediamo pure che se esiste un’area economica che produce i soldi e li gestisce, si può attribuire ad un’altra area il controllo della buona gestione: sarà l’area giuridica che vigilerà sulla correttezza degli impieghi e sul rispetto dei diritti (dei cittadini, dell’ambiente ecc) come soggetto terzo. All’area culturale il compito di “consumare” i soldi, in senso buono: nell’autonomia della cultura si gioca il nostro futuro. I miglior studenti, i migliori artigiani, i migliori artisti debbono sviluppare i loro talenti in un habitat favorevole. L’area economica si premurerà di soddisfare le esigenze di strutture (antisismiche, igieniche) laboratori, stipendi ecc. Esigenze che nasceranno dall’area culturale stessa, se vogliamo proteggere il nostro futuro, non da quella economica e neppure da quella giuridica. Infatti l’area economica privilegerebbe, a suo danno, l’attualità, le discipline utili ai propri commerci, alle proprie produzioni, alle proprie esigenze distributive attuali. L'area giuridica, invece, privilegerebbe il passato e sta già esercitando, a suo e nostro danno, questo potere di indirizzo da decenni. Per esempio ha trasformato, con le circolari ministeriali, i professori in esseri ectoplasmici privi di responsabilità e arte dell’insegnamento, e le scuole in caserme: ci si può meravigliare allora degli episodi di nonnismo (bullismo) fra i ragazzi e le ragazze? No, certo! 3. Analizziamo l’attività giudiziaria: alla nascita dello Stato unitario si credeva di tutelarla al meglio con la formale indipendenza dei giudici dal potere governativo e legislativo. Oggi vediamo tutti che i giudici non sono indipendenti dal loro credo politico e questo per il singolo cittadino è deleterio, perché ai giudici piacciono molto i loro teoremi… Se invece le tre aree sono autonome: all’area giuridica resta il controllo sull’esecuzione della pena; all’area economica il sostentamento dei giudici e la costruzione delle strutture e dei servizi necessari alla comunità; mentre all’area culturale andrebbe la parte più importante. In quest’epoca di multiculturalismo ed emigrazioni: all’area culturale andrebbero i criteri della scelta dei giudici (legati al territorio e alla/alle culture esistenti in tale territorio). In questo modo sarebbero i cittadini a decidere da quale giudice, tra quelli indicati dagli esponenti dell’area culturale, farsi giudicare. Giudice del cui giudizio si ha fiducia oppure che culturalmente può capire meglio il cittadino avvisato di reato, a maggior ragione se extracomunitario. Naturalmente tanti altri aspetti cambierebbero per armonizzarsi. faq.7“Mail da Furbonia contiene un’enorme mole di spunti interessanti per l’insegnamento ai ragazzi dalle nostre scuole secondarie superiori, può fare un esempio?”
L’arte dell’insegnamento dev’essere libertà pura… obviously a fronte degli alunni che si ha davanti. Per un insegnante, di qualsiasi grado… fino ed oltre l’universitario, l’arte dell’insegnamento è tutto. Il resto è noia. Per questo con l’apòlogo di Ischémio Ingrippa viene dato solo un timido esempio di come collegare alcune osservazioni di Mail da Furbonia ad una lezione di latino (la traduzione), o di storia o di educazione civica in una scuola di secondo grado, ma potremmo trovarci allo stesso modo in un’aula di scienze politiche o di economia per parlare di questione fondiaria o di moneta di decùmulo (la moneta franca geselliana) o del diritto di signoraggio delle banche centrali ecc. ed il loro collegamento con la comprensione dell’attuale realtà moderna. Andando oltre la forma e arrivando alla sostanza, al lettore dopo saranno chiare, prima che ad altri, tante cose oggi poco comprensibili: ad esempio come mai un’enorme massa liquida e bollente di danaro [gli 8 trilioni di dollari tra quelli già immessi e quelli che Barak Obama intende immettere per riavviare l’economia americana (e si spera mondiale)], sia destinata a diventare solamente dell’“acqua tiepida”: incapace di portare nuovamente a bollire, come tanti filosoficamente sperano, l’economia avvelenata dai titoli tossici. Ma questo vale anche per altri diversi e brucianti problemi attuali perché con valori, persone e idee anche nuove e buone, si otterrà sempre e solo l’eterogenesi dei fini, l'aceto al posto del vino buono o, al meglio, dell’acqua tiepida (come si può imparare dall’apòlogo_di_Ischémio_Ingrippa) se non si modifica una buona volta per tutte l’attuale Stato moderno, cioè unitario e onnipervasivo, che ci ha reso... schiavi consenzienti. faq.8: "In mail da Furbonia, quando si parla di politica ci sembra di venir indirizzati a cogliere un contenuto diverso, benefico e fecondo, da quanto siamo stati abituati a conoscere, purtroppo, come moderna politica. E’ solo una sensazione?" Non è una sensazione, ma una verità che va conquistata culturalmente, se vogliamo smettere di essere trascinati alla deriva dagli eventi, se vogliamo prendere il timone del nostro futuro sociale. Ciò che siamo stati abituati a conoscere come “politica” è la degenerazione partitica di un concetto più ampio, che in ambito sociale può definirsi più correttamente: area giuridica o area del diritto. In Mail da Furbonia, ogni volta che si parla di politica, in realtà si parla di una voluta degenerazione di quest’area, volendo in tal modo risvegliare nel lettore la consapevolezza della sua pericolosità sociale in questa accezione moderna. Se vogliamo chiarirci le idee, e risanare l’attuale decadente deriva, dobbiamo capire bene come è avvenuta la degenerazione e quali meccanismi automatici, fuori dal controllo dell’uomo, l’hanno fatta incancrenire negli ultimi due secoli. Partiamo come sempre, per intenderci oltre i limiti ideologici e le simpatie di gruppo, dai concetti fondamentali e dall’osservazione della realtà passata ed attuale (il perché e spiegato in Faq 2 ). In sintesi estrema, sostanzialmente l’area giuridica o area del diritto si occupa dei diritti e dei doveri del cittadino, e ricomprende attività (legislativa, amministrativa ecc.) che di norma caratterizzano l’ambito di azione di quell’entità astratta (perché ha sfrattato da sé l’uomo, il singolo) che ci siamo abituati a considerare col nome di Stato moderno, e che origina dalla Rivoluzione francese del 1789-92. Se vogliamo vedere ancora più indietro, risaliamo all’etimologia della parola (da polis, o città intesa come comunità dei cittadini della Grecia antica, ai tempi di Platone e Aristotele). E per Aristotele la politica era l’arte di amministrare la comunità (la polis), arte indirizzata al bene di tutti, mentre oggi con “politica” normalmente intendiamo l’attività dei partiti, che fanno e disfano a loro piacimento. Attività che non è più indirizzata al bene di tutti, bensì piuttosto a quello dei gruppi organizzati che sostengono i partiti stessi. Questo è il vero, gravissimo problema. Mentre ancora per Aristotele l’area giuridica o area del diritto era ben delimitata e orientata oggi, dopo 2.500 anni, non è più il singolo cittadino (cioè l’uomo) l’alfa e l’omega dell’attività giuridica, bensì questa è stata fatta fuoriuscire dai suoi limiti naturali ed è degenerata nell’attuale concetto automatico (tumorale e deleterio) di “politica” (mal)gestita dai partiti. La “politica” così, avendo usurpato funzioni di altre aree sociali (ricordiamoci sempre che area economica e area culturale con pari dignità sono le altre due sfere del vivere sociale) è stata poi suddivisa dagli studiosi in tre branche, in base all'aspetto della società e dei rapporti in cui viene analizzata. Le tre branche, con terminologia inglese, sono dette politics, policy, polity. Agli studiosi è evidentemente piaciuto il fatto che le tre parole iniziano tutte con la lettera P, ma non sono usciti da questo gradimento estetico: non ravvisando quindi il fatto che solo con policy si definiva correttamente l’area giuridica o area del diritto, mentre con gli altri due termini (come vedremo) si espropriavano rispettivamente l’area economica e l’area culturale di prerogative specifiche proprie. Vediamo in sintesi: 1. con policy gli esperti intendono leggi o altri atti giuridici attuati dal potere politico per gestire la cosa pubblica (appunto l’area giuridica o area del diritto). 2. con politics gli esperti intendono le dinamiche attuate dai vari partiti (e/o gruppi di pressione) per riuscire a acquisire il potere politico (appunto l’area economica). 3. con polity gli esperti intendono il consenso da parte della collettività al potere politico e la coesione intersociale delle varie classi (appunto l’area culturale). Come si può vedere chiaramente, la cosa pubblica non viene più amministrata per il bene di tutti i singoli appartenenti alla comunità, ma solo in funzione: a) della conquista economica del potere da parte dei partiti e b) dell’asservimento culturale del singolo [il quale se vuole contare qualcosa deve imbrancarsi in classi (perdendo così la sua identità individuale) e delegare tutto, col voto, al partito]. Vediamo così come l’obesità tumorale della “politica” attuale è ben altra cosa rispetto alla “politica” degli antichi greci e come sia nata appropriandosi indebitamente di funzioni che in realtà appartengono alle altre due aree: il fatto che gli uomini attuali non notino le differenze di contenuto del medesimo concetto se viene applicato alle tre diverse aree sociali, deriva da un condizionamento secolare indotto automaticamente dalla forma “unitaria” dello Stato moderno: automatismo del quale oggi siamo tutti vittime e che ci rende semplici sudditi-schiavi. In tale forma unitaria le tre aree sociali perdono la loro socio-diversità, acquisiscono il grigio colore uniforme della “politica” come viene oggi (mal)intesa e, come chiarito nell’apòlogo di Ischèmio Ingrippa, l’acqua calda dell’area economica e l’acqua fredda dell’area culturale, mischiandosi nell’unitario Stato moderno, aumentano a dismisura l’acqua tiepida dell’area giuridica, la quale così degenera nell’attuale concetto della politica partitocratrica, che si occupa… male di tutto e bene di niente. Come quel marito che, goldonianamente preso da eccesso di zelo, volesse ricoprire sempre lui anche il ruolo di moglie e di figlio realizzando così una famiglia… astratta dalla realtà concreta: così come purtroppo è stato davvero realizzato uno Stato unitario… assolutamente astratto dalla realtà concreta. Quindi la soluzione dei problemi sociali attuali (crisi, terrorismo, emigrazione ecc) non è economica, né giuridica (né tanto meno pertiène alla sua degenerazione “politica”) bensì solo culturale: ossia può trovarsi solamente rendendo autonoma l’area culturale. Prima noi singoli induividui arriviamo a capire: a) che lo Stato unitario moderno è pericolosissimo per tutti i cittadini e b) che va modificato nello Stato tripartito [lo Stato che salvaguarda i diversi habitat, la socio-diversità, l’autonomia delle tre aree] e prima arriviamo a ‘potare’ le competenze usurpate dalla “politica” tumorale (mal)gestita dai partiti di destra, centro e sinistra, la quale ci sta velocemente riportando alla giurassica età della pietra. Solo così, dalla malsana "politica", faremo riemergere nella sua identità sana e autonoma l’area giuridica o area del diritto (e con lei uomini e valori potranno tornare efficaci e cessare di realizzare questa continua eterogenesi dei fini); solo così potremo finalmente uscire da queste continue tempeste sociali che altrimenti, essendo mal comprese da più di 200 anni dagli esperti (vedi le altre faq), peggioreranno sempre più, imperversando sanguinosamente sulla nostra decadente civiltà moderna. Mettiamo dunque severamente a dieta la "politica" e attraverso la rinascita dell'area giuridica autonoma potremo far rifiorire autonoma l'area economica, ma soprattutto rendiamo coraggiosamente autonoma l'altrimenti cadaverica area culturale: assisteremo ad una meravigliosa resurrezione della nostra civiltà.
faq 9 Di cosa abbiamo bisogno per risollevarci ad una realtà sociale degna dell'uomo? La cosa di cui abbiamo bisogno sono tante singole teste che non coltivino modi di pensare datati e usurati. Se restiamo Conservatori e Progressisti, Radicali o Liberisti ecc. aggraveremo sempre più le problematiche sociali e ‘coltiveremo’, senza saperlo, le prossime guerre mondiali che allieteranno con il loro sordo brontolio le giornate delle nostre generazioni future: forse le nostre stesse giornate. *** Sostanzialmente è un problema di pensiero, di saper pensare bene... capacità che si sta perdendo. Con un'immagine paradossale come esempio, se si è dotati di un minimo di capacità pensante, è in breve possibile osservare come malfunziona il corrente modo di pensare... ma andiamo con ordine. Il nostro usuale pensiero, così come lo abbiamo in dotazione dalla nascita, come lo tratta la scuola odierna e come lo usiamo poi noi stessi in modo automatico, facendo le debite proporzioni con i nostri 70 anni di vita media... è come un coccodrillo: un sauro giurassico che in milioni di anni non si è più evoluto ed è rimasto tale e quale era allora. Il nostro pensiero è stimolato dall'esterno (dai sensi, dalle cose) ma non lo è dall'interno – la scuola, essendo stata resa organica alla politica e all'economia, ha ovviamente fallito in questo compito squisitamente culturale – e senza un diretto coinvolgimento dell'utilizzatore stesso il pensiero, all'interno della nostra personale interiorità, non si attiva da sé! Lo capiamo bene con l'esempio di un'automobile ferma alla pompa di benzina: se non ci attiviamo noi, la benzina non entra nel serbatoio da sé. Così avviene, esattamente, anche per il nostro pensiero abituale. Il pensiero stimolato dall'esterno resta alla superficie delle cose: la sua luce le riflette, come la Luna riflette la luce del Sole. La luce lunare resta alla superficie, quella solare invece penetra all'interno. Soprattutto il nostro pensiero sociale richiede questa evoluzione: da lunare deve diventare solare, deve penetrare all'interno. *** Adesso veniamo all'immagine con cui capire come “non” funziona, come malfunziona l'usuale modo di pensare che resta alla superficie delle cose e non le approfondisce mai. Immaginiamo questa scenetta apparentemente paradossale. Un computer è composto sostanzialmente da due cose: la scatola con ciò che contiene è l'hardware e ciò che gli permette di funzionare, il sistema operativo, è il software. Lo sanno anche i bambini. Adesso pensiamo che il vostro portatile abbia due componenti rotti (ad esempio il disco rigido e il carrello per inserire ed espellere CD/DVD) e che una persona abbia l'idea di risolvere il problema (che è squisitamente di hardware) cambiando il sistema operativo, cambiando il software. I bambini di prima direbbero a quella persona: “Guarda che non serve cambiare il software, prima di tutto devi aggiustare l'hardware”. E quella persona, invece, risponde così: “Se questo software non serve, allora ecco un altro bel software alternativo.” Impossibile nella realtà vero? E' infatti evidente a tutti – spero – che se prima non si aggiusta l'hardware, la parte meccanica o elettronica rotta del computer, non si può inserire neppure nessun software. Purtroppo nell'ambito sociale, quando al posto del portatile c'è l'organismo sociale moderno, questo inutile affannarsi a presentare sempre nuovo software sociale, senza minimamente accorgersi che è innanzitutto un problema di hardware sociale... è esattamente quello che avviene da ben due secoli! Non ce ne accorgiamo e poi ci meravigliamo se la società va sempre più rotolando nell'abisso di una decadenza di cui non si vede la fine. Il pensiero così come è, lunare riflesso, non vuole rendersi conto che l'attuale caos sociale non è un problema di software (ossia di idee politiche o morali, valori, persone, capacità ecc.) ma di hardware (ovvero di una strutturazione della società diversa dall'attuale Stato unitario moderno). E insiste trastullandosi emotivamente o impulsivamente con sempre nuovi superficiali software da proporre, assolutamente inutilizzabili per risolvere il problema di profondità causato dall'hardware. *** Certamente con un computer o una macchina qualsiasi, la scenetta descritta è impossibile: è la realtà stessa fisica dei fatti che fa prendere obbligatoriamente all'uomo la scelta giusta, che muove il suo pensiero riflesso verso la priorità dell'azione da compiere. Qui il nostro pensiero usuale non deve sforzarsi per capire, è teleguidato nell'azione giusta: prima l'hardware, poi il software. OK! Ma se anche volesse fare il contrario, il computer non funziona fino a che, a forza di provare senza successo con mille software non gli viene in mente: “E se provassi ad aggiustare l'hardware?”. Nella realtà sociale, tuttavia, questa scenetta paradossale di voler risolvere con sempre nuovo e diverso software sociale un problema di rottura dell'hardware sociale si ripete ormai da decenni e decenni come un disco rotto... senza che nessuno, purtroppo, se ne accorga. Il pensare usuale, lunare riflesso, continuamente cerca di cambiare il software sociale (uomini del destino, bacchette magiche ideologiche e religiose, riforme e utopie... lo ripetiamo) senza accorgersi che è si rotto l'hardware sociale ossia la strutturazione sociale della nostra realtà. L'uomo – come software sociale – da Conservatore è diventato Progressista, da Radicale è diventato Liberista, da Cattolico/Protestante/Ortodosso è diventato Materialista/Darwinista... ha cambiato mille casacche nuove e diverse negli ultimi due secoli, ma la scenetta non cambia: qualunque cosa diventi il software sociale da inserire... il ‘computer sociale’ rimane invariabilmente rotto. Che poi l'hardware sociale permanga sempre rotto, ebbene questo fatto non viene mai messo realmente in discussione da nessuno. Il nostro pensare sociale è sorprendente! L'occhio del software sociale ci vede benissimo, l'occhio dell'hardware sociale è cieco come una talpa! E anche quando qualcuno parla di struttura sociale che va cambiata, ma non si è accorto che si è rotto lo Stato moderno proprio a causa della sua attuale interpretazione unitaria delle tre aree sociali – unitarietà sociale dunque (non politica) che intreccia maldestramente cultura, diritto, economia – abbiamo due pesanti negatività: a) o col suo pensiero non coglie ancora che la strutturazione della realtà sociale – ossia l'hardware sociale rotto –è assolutamente la prima cosa da aggiustare; b) oppure, per insufficienza della sua capacità di pensiero, scambia per hardware il software! *** Nessuna riforma possibile, nessuna bacchetta magica, nessun valore, nessuna utopia, nessun uomo del destino, dunque nessun software sociale è in grado di aggiustare l'hardware sociale guasto. La priorità dell'azione è quindi quella di aggiustare prima l'hardware sociale deteriorato, la strutturazione della nostra società moderna nei due punti in cui si è sfasciata: solo dopo il software sociale può essere inserito con successo e può infine efficacemente funzionare. 1) La prima rottura dell'hardware sociale, della realtà sociale attuale, è causata da un componente obsoleto e corrotto: la strutturazione unitaria delle tre aree sociali compiuta dallo Stato moderno. Il nostro usuale pensiero sociale non distingue qualitativamente le tre aree sociali (cultura, diritto, economia) le unifica quantitativamente in base al filtro statale-politico: in sostanza normalmente vede le altre due aree con il paraocchi dell'area giuridico-politico-statale. Il che è un errore fondamentale, dato che con questo filtro le tre aree competono e non collaborano: b) il diritto non funziona: dice che siamo cittadini, ma in realtà ci utilizza come sudditi-schiavi, c) l'economia non funziona e ci vuole trasformare tutti in docili ‘ingranaggi di consumo’. Non è questa l'esatta fotografia oggettiva di un lato della moderna società di inizio terzo millennio? 2) La seconda rottura dell'hardware sociale, della realtà sociale attuale, è la mancanza di barriere tra un'area e l'altra: ecco la fonte oggettiva della collusione, del privilegio, del ricatto continuo. Il che è un altro errore fondamentale, dato che senza barriere funzionali e qualitative tra un'area e l'altra: a) la cultura degenera nel fanatico dogma personale b) il diritto degenera nell'effimero privilegio per pochi eletti c) l'economia degenera nel selvaggio sfruttamento di tutto e di tutti. E non è l'esatta fotografia oggettiva dell'altro lato della moderna società di inizio terzo millennio? *** Tutto ciò, ovvero i due lati ‘hard’ rotti e corrotti della moderna società all'inizio del terzo millennio, non è assolutamente un caso ma una conseguenza inevitabile dell'ignoranza in cui siamo stati tenuti circa la conoscenza di due leggi sociali oggettive che chiariscono perfettamente dove e come si origina il caos sociale attuale e, facendo questo, possono orientarci potentemente su come riparare questi due guasti dell'hardware sociale: Buona lettura |
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