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Apòlogo di Ischèmio IngrippaSe Menenio Agrippa si fosse reincarnato ai giorni nostri, e come studente stesse consultando sul web Wikipedia , per approfondire il tema del suo apòlogo e collegarlo alla realtà attuale, si accorgerebbe subito che duemilacinquecento anni fa il buon senso della plebe romana aveva colto la verità ìnsita nella breve storia raccontata da lui e aveva trovato una nuova concordia con i patrizi. Concordia che allora aveva traghettato la Roma consolare e repubblicana fino ai fasti dell’Impero. Viceversa oggi, lui che era stato un console romano cui si era tributato il trionfo per il suo operato, si rendeva conto che gli intelligentissimi esemplari umani contemporanei non solo non comprendevano che nella discordia una società, una civiltà si ammala e muore, ma neppure avevano il buon senso di voler capire il perverso meccanismo sociale stesso che avevano configurato. Mentre 2.500 anni fa, nel V secolo a.C, l’uomo era ancora una parte importante della società, il suo centro invero, adesso nel XXI secolo d.C. la società ne faceva volentieri a meno, si era emancipata dall’uomo, lo aveva rigurgitato alla sua periferia! Era un problema per lui che la possente sintesi della lingua latina mal si confacesse alle individualità del presente: ma un apòlogo è sempre un apòlogo e, dopo essersi interrogato sul modo migliore per far toccare con mano la realtà della moderna questione sociale ad un pubblico che al posto di ciò che è fecondo privilegia ciò che piace, decise di evitare intanto un’accusa di plagio. Con lo pseudonimo di Ischèmio Ingrippa (sul web si dice nick name) mise in rete il suo nuovo apòlogo: la cui verità, a 219 anni dalla Rivoluzione francese e in questi difficili frangenti, gli apparve ancor più evidente e feconda per i contemporanei.
apòlogo di Ischèmio Ingrippa “(Olim… pardon) Una volta, nei giardini di Versailles ai tempi dell’ultimo Re di Francia, Luigi XVI, un giovane filosofo passeggiava meditando sulle tante incongruenze ed ingiustizie sociali che da quasi mezzo secolo andavano sempre più evidenziandosi nella società maggiormente evoluta d’Europa e si chiedeva in continuazione come sarebbe stato possibile originare un cambiamento che migliorasse il convivere sociale. Quel giorno incrociò uno di quei carri sgangherati che percorrevano l’Europa carichi di guitti, saltimbanchi e commedianti. Si era fermato prima di entrare a corte e gli artisti stavano ripassando lo spettacolo con cui si sarebbero esibiti in serata. Assetato chiese da bere al capocomico che, dopo aver dato alcune istruzioni e suggerimenti agli artisti, lo fece sedere ad un tavolo e gli portò l’acqua. Discussero del tempo, certo, ma anche delle insoddisfazioni del filosofo: era così avvilito e depresso da chiedere al capocomico, poiché tanto aveva girato il mondo, il suo pensiero in merito. Quest’ultimo, uomo pratico e di poche parole, disse che lo aveva capito e gli avrebbe fatto un dono, dall’osservazione del quale il filosofo avrebbe potuto trarre interessanti verità concrete. Andò sul retro del carro e trasse da un baule aperto tre vasetti di vetro, ciascuno con un pesce colorato (Blu nell’acqua fredda, Giallo nell’acqua tiepida, Rosso nell’acqua calda) e spiegò di ciascuno, in sintesi, abitudini alimentari, comportamentali e di sviluppo. Il filosofo, abituato al pensare concettuale, non riuscì a capire fino in fondo quello che gli era stato trasmesso dall’artista girovago, ma apprezzò tantissimo il dono dei pesci esotici, cui diede rispettivamente il nome delle idee innovatrici che consonavano con la sua volontà di rinnovamento sociale: Liberté, Egalité e Fraternité. Tornato a corte, il filosofo provvide a far costruire un meraviglioso acquario, con le alghe e tutto quanto poteva essere scenograficamente interessante, immettendo personalmente un terzo di acqua fredda, un terzo di acqua calda e un terzo di acqua tiepida, per farne un magnifico dono al Re. Si occupava direttamente del ricambio dell’acqua nella grande vasca e del nutrimento dei tre pesci, ma nel tempo osservò uno strano fenomeno: il pesce Giallo (Egalité) prosperava sempre di più, mentre quello Blu (Liberté) e quello Rosso (Fraternité) dimagrivano. Un giorno il Re gli fece osservare che mentre il Giallo tendeva all’obesità, gli altri due tendevano invece all’anoressia. Allora il filosofo, anche dietro consiglio di esperti, immetteva nella vasca grandi quantità di acqua fredda e calda. E per un poco pareva che tutti i pesci ne traessero giovamento, ma poi il Giallo tornava a scoppiare letteralmente di salute e il Blu e il Rosso sembravano implodere e consumarsi nella malattia. E si andò avanti così fino a che i bacilli dei due pesci ormai debilitati, il Rosso e il Blu, non si trasmisero anche al pesce sano, quello Giallo, ammalandolo. Il filosofo non si capacitava e la notte si agitava nel sonno e si svegliava sovente tutto sudato, finché un giorno sognò il suo acquario: i tre pesci parevano guardarlo. Per primo parlò Liberté, il pesce Blu, e disse che veniva dai mari del Nord, dove l’acqua era sempre fredda: nell’acquario, invece a volte era calda e quasi sempre tiepida. Poi parlò Fraternité, il pesce Rosso, e disse che veniva dai mari dell’Equatore, dove l’acqua era sempre calda: nell’acquario, invece, a volte era fredda e quasi sempre tiepida. In ultimo parlò Egalité, il pesce Giallo, e disse che veniva dai mari temperati centrali: nell’acquario l’acqua era quasi sempre tiepida e a volte, invece, fastidiosamente o calda o fredda. I tre pesci erano ormai allo stremo e chiedevano, per non morire, di poter avere ciascuno, permanentemente, il suo habitat naturale: all’interno dell’acquario comune, causa il continuo variare della temperatura dell'acqua, non potevano adattarsi all’ambiente gli uni degli altri e da sé non potevano procurarsi il proprio specifico habitat. Solo lui poteva procurare a ciascuno l'appropriato ambiente naturale specifico e soprattutto... persistente! Solo se l’uomo veniva coinvolto, dissero i tre pesci al filosofo, solo se l’uomo avesse inserito un divisorio, una barriera salvaguardante ognuno di loro e che rendesse durevole (pur all’interno dell’acquario comune) per ciascuno il proprio habitat … solo se l'uomo li avesse resi stabilmente autonomi, ognuno di loro poteva riprendersi, prosperare e rendere più bello l'acquario. (Inde…) Di conseguenza, svegliatosi dal sogno, il filosofo aveva ora compreso come utilizzare l’indicazione dell’artista girovago: Liberté, il pesce Blu della cultura, poteva prosperare solo in un’area autonoma rispettosa delle sue abitudini, dei suoi tempi rivolti al futuro generazionale e quindi in un’acqua che poteva ben definirsi fredda; Fraternité, il pesce Rosso dell’economia, poteva solo prosperare in un’area autonoma rispettosa delle sue abitudini, dei suoi tempi rivolti al presente e quindi in un’acqua che poteva ben definirsi calda; ed Egalité, il pesce Giallo del diritto, poteva solo prosperare in un’area autonoma rispettosa delle sue abitudini, dei suoi tempi rivolti al passato e quindi in un’acqua che ben poteva definirsi tiepida. Il filosofo ora capiva perfettamente il perché dell'inspiegabile paradosso dell'involontaria eterogenesi dei fini: ossia che valori, uomini e partiti pur corretti e adeguati ai tempi ammalassero comunque la società, invece di risanarla e renderla prospera come voluto e promesso in buona fede da tutti. Sono tutti acqua, comprese il filosofo: acqua che nello Stato unitario moderno post-rivoluzionario, nel moderno acquario democratico in cui le tre aree sociali (Cultura, Diritto, Economia) sono indivise, acquisisce sùbito una medesima temperatura uniforme: la quale non riesce mai a soddisfare le esigenze diversificate, e spesso contrastanti, delle tre aree sociali stesse. Acqua che al massimo può temporaneamente privilegiare un'unica area sociale a discapito delle altre due, ma che non può assolutamente curarle tutte e tre... nello stesso tempo. Bastava solo comprendere che se si mette l’acqua fredda dell'area culturale, si ammalano pesce rosso e giallo: area economica e area giuridica non sopportano l'acqua della libertà; se si mette l'acqua calda dell'area economica, si ammalano pesce blu e giallo: area culturale e area giuridica non sopportano l'acqua della fraternità; se si mette l'acqua tiepida dell'area giuridica, si ammalano il pesce blu e quello rosso: area culturale e area economica non sopportano l'acqua dell'eguaglianza. Ecco finalmente svelato, disse fra sé e sé il filosofo, il segreto per risolvere la moderna questione sociale. Ogni pesce per il suo ambiente naturale vuole la sua specifica temperatura dell'acqua: altrimenti si ammala e muore. Di più: ammala e uccide gli altri due! Nell'acquario unitario, nello Stato moderno e democratico Fraternité-Egalité-Liberté ammalandosi... diventano Fregalité. La soluzione consisteva, dunque, nel mettere due robusti divisori impermeabili all’interno dell’acquario unitario, divisori che creassero tre zone permanentemente separate, tre vasche autonome in cui fosse possibile mantenere contemporaneamente tre differenti temperature dell'acqua: fredda per la Cultura, tiepida per il Diritto e calda per l' Economia. (Sic…) Così il filosofo si rese chiaramente conto di come nello Stato unitario moderno democratico che si andava violentemente prefigurando tra le accese discussioni a corte e in tutta la Francia (e che escludeva l’uomo), non appena l'area economica, quella giuridica e quella culturale fossero state immesse nell’acquario comune istituzionale, in breve tempo si sarebbero competitivamente indebolite, tragicamente ostacolate e irreparabilmente ammalate… e con loro, inevitabilmente, anche l’uomo. Viceversa afferrò molto bene che nello Stato tripartito, (quello in cui l’uomo avrebbe innalzato barriere tra le tre aree sociali in base all’essenza specifica di ciascuna, ai diversi oggetti e contenuti, alle peculiari modalità operative, alle relative tempistiche ecc. e in cui per di più lui, l'uomo, diveniva il vero elemento unificatore delle tre aree stesse), nel momento in cui economia-fraternité, diritto-egalité e cultura-liberté sarebbero state istituzionalmente separate e rese autonome e collaborative, allora le tre aree sociali si sarebbero energicamente sviluppate seguendo i diversi modi e ritmi temporali caratteristici di ognuna di esse e, cooperando in pari dignità, avrebbero fortemente prosperato… e con loro, specialmente, l’uomo! [scarica l'Apologo di Ischèmio Ingrippa] Mail da Furbonia: buona lettura |