Recensione
dall' Archetipo

Recensione:
L'Archetipo, settembre 2006
La
rete! Non avrebbero potuto coniare termine più adatto
a simboleggiare la pania radioteleinformatica nella quale
siamo invischiati un po tutti: un intreccio di onde,
frequenze, linee, bande ed impulsi. Siamo talmente circondati,
assediati quasi, da congegni digitali e telematici, che
può accadere di incappare in uninterferenza,
in un accavallamento di megahertz.
Può succedere, insomma, che telefonando a un amico,
a un socio o a un parente, la nostra linea venga ad intersecarsi
con unaltra, e senza volerlo si finisca con lascoltare
una conversazione intima, segreta o, peggio, compromettente.
Tipo agenti segreti che fissano lora X, capi di Stato
e di industria che rivelano complotti, strategie, intese
per alleanze, scalate, operazioni di alta e bassa finanza.
Può verificarsi cioè che senza volerlo diventiamo
testimoni e depositari di verità e rivelazioni sconvolgenti
e non sappiamo come comportarci: se parlarne ad altri, se
confidarci al nostro partner, se andare a fare un esposto
alla polizia o se annotarle in un diario. Questo qualora
si tratti di un intreccio telefonico, ma può anche
riguardare un casuale imbattersi in uno scambio di e-mail
tra due personaggi a noi del tutto sconosciuti, che per
la loro importanza sociale, culturale e politica risultano
scottanti, da prendere cioè con le molle e con la
dovuta considerazione.
Peggio (o meglio?) se la fortuita scoperta si riferisce
a uno scambio di messaggi via posta elettronica nientemeno
che tra due creature delle tenebre, ovverosia tra due autentici
diavoli, con coda, corna e forcone, fedeli cioè alliconografia
classica che un tempo spaventava a morte i credenti, e in
qualche modo impensieriva persino gli atei. Adesso però,
con la creazione dei mostri orrorifici di ogni genere e
forma, assurti alluso di dilettevoli giocattoli e
passatempi videotelevisivi soprattutto per linfanzia,
quelle figure che tormentavano anacoreti e clarisse sono
diventate quasi gradevoli e rassicuranti.
Una simile interferenza casuale, anzi accidentale e reiterata,
è capitata allAutore del presente volume, mentre
si aggirava, come tanti altri perlustratori delletere,
per i meandri della rete, e dalla dimensione delletere
è passato, sconfinando, in quella eterica.
Qui si è imbattuto in due personaggi bazzicanti quel
mondo infero che John Milton, nel suo Paradiso perduto,
chiamava Pandemonio.
Eh sí, Andrea di Furia, senza averne lintenzione,
ha interferito nello scambio di idee e confidenze tra due
diavoli, nipote e zio, Giunior Dabliu Berlicche e Malacoda
per la precisione, rimanendo basito per lacume dei
concetti espressi nella corrispondenza, arrivando alla conclusione
che, in fondo, checché se ne pensi e ipotizzi normalmente,
il diavolo non è poi così brutto come lo si
dipinge. Anzi, si potrebbe persino variare lantico
adagio popolar-scaramantico, aggiungendo o sostituendo allaggettivo
brutto il termine cattivo.
E ciò perché chi ha letto le lettere di Giunior
Dabliu pubblicate mensilmente dallArchetipo e ora
incorporate nel presente libro, ha imparato con sorpresa,
alla fin fine, che il giovane diavolo, iscritto alla prestigiosissima
Furbonia University per diventare top manager della tentazione,
ovvero per acquisire il master in damnatio administration,
volutamente o sbadatamente, con lapparente intenzione
di scambiare con suo zio Malacoda sulfuree e velenose maldicenze,
finisce in realtà col fornire al lettore un robusto
vademecum.
O, per adeguarci al trend linguistico della geopolitica,
una road map utile a districarsi nel ginepraio di peccati
e seduzioni approntato dalle forze del male con piú
o meno efficacia esecutiva, per condurre luomo debole
e fallace verso lesito ultimo della perdizione.
Per dirla tutta, le lettere di Giunior Dabliu allo zio Malacoda,
argute e fantasiose, volendo attizzare una velenosa polemica
contro il Master Truffator, il preside usurpatore del nonno
Berlicche, non fanno altro invece che svelare al lettore
gli inganni e i sotterfugi messi in atto con maligna astuzia
ma anche con una scioccante ingenuità e un
quasi angelico candore sia dalla genía ahrimanica
iscritta alla Furbonia University, sia da quella luciferica
della più sofisticata concorrente Fanatic University.
Una subdola strategia praticata lungo il percorso che lumanità
sta compiendo per trasumanare dalla condizione materiale
a quella spirituale.
Giunior Dabliu scopre cioè gli altarini, e mai definizione
fu più appropriata per indicare un imbarazzante doppio
senso, poiché anche le gerarchie sataniche hanno
i loro procedimenti liturgici e celebrano riti dedicatori
ex adverso. Segreti e bugie vengono pertanto spiattellati
e si appura così che non è tutto fuoco quello
che brucia nei gironi dove si imbastiscono le congiure miranti
al traguardo finale della rovina animica delluomo.
Ben altro bolle in magma! Lesito della grande scommessa,
della sfida cioè che venne lanciata nel tempo prima
dei tempi tra Dio e Satana, non è in definitiva già
scritta e scontata.
Nellambientino infernale, dove è tutto un marasma
di intrighi e veleni, una specie di succursale di Casa Borgia,
vi è un lato debole, il tallone dAchille, il
ventre molle della bestia attraverso il quale la lancia
dell'Arcangelo Michele instillerà alla fine la dolcezza
di una salvifica panacea.
In tal senso, per la verità, non ha mai del tutto
convinto chi mastica un po di conoscenza teologica
e misterica, il fatto che Bene e Male, Dio e Satana, a un
certo punto si siano dichiarati una guerra senza quartiere,
allultimo crisma, al termine della quale avrebbe vinto
non il migliore, ma chi avesse puntato sulla riuscita o
sul fallimento della creatura umana.
Non si giustifica infatti la tesi propalata dalle maggiori
credenze religiose secondo cui, al termine della vicenda
terrena, il percorso karmico delluomo si divarica
in due uniche direzioni: il Paradiso per i virtuosi ad oltranza,
lInferno per i peccatori irredimibili. Ora, con tutto
il rispetto per i dogmi e per Dante Alighieri e gli altri
autori che si sono cimentati a figurarsi, con più
o meno vigore profetico e poetico, la condizione dellanima
umana dopo la morte, non è giustificabile che Satana
commini punizioni atroci a chi lo ha fedelmente servito
peccando a tutto spiano, e magari inducendo anche altri
a farlo.
Ci si aspetterebbe, secondo la par condicio, che gli venisse
invece riservato un trattamento a cinque stelle, magari
nere, né più né meno di quanto viene
riconosciuto a chi trascorrerà leternità
tra i Cherubini.
Mostrando invece un Satana che esegue per conto del Creatore
la condanna dei trasgressori e commina loro pene e supplizi,
lo si omologa in un certo qual senso ai procedimenti della
giustizia divina veterotestamentaria.
Un collaboratore, dunque, e in definitiva non quellavver-sario
che certa letteratura gotica ha amato descrivere e unapocalittica
teologia ha confinato nei miasmi paludosi del Regno dellAbisso.
È questo il Satana che figura per la prima volta
nel biblico Libro di Giobbe, e che prosegue nelle varie
sue figurazioni e denominazioni, vuoi letterarie vuoi religiose,
quali Ahrimane della tradizione mazdaica, per approdare
nellemblematica figura di Mefistofele nel Faust di
Goethe, unentità in qualche modo consenziente,
se pure in maniera ambigua, a fustigare luomo lungo
il tormentato percorso della sua autorealizzazione, non
data però per scontata.
Dalle implicazioni didattiche riscontrabili dietro il velame
dei concetti strani espressi lungo tutto il dipanarsi della
corrispondenza tra i due diavoli, si coglie, insieme alla
deliberata o inavvertita azione informativa sui metodi con
cui opera il Tentatore, una propensione a educare e ad impartire
direttive, per quanto assurdo appaia dirlo o solo pensarlo,
addirittura moraleggianti, quasi che parlando alla nuora,
come recita ladagio, si voglia che suocera intenda.
Che
sia dunque questa lallusione dellAutore, e che
cioè dietro le allegorie e le metafore contenute
nello scambio epistolare fra Giunior Dabliu e suo zio Malacoda
finito poi suo malgrado in un luogo che mai un diavolo
si sarebbe aspettato si celi un ammaestramento per
lumanità impazzita di oggi? Che il dossier
Furbonia valga quindi come avviso, ammonimento, segnale
per indicare luscita di emergenza dalledificio
della civiltà che sta bruciando col fuoco di un inferno
alimentato dalluomo stesso e dalla sua maldestra sicumera
di apprendista stregone?
A voler
ben leggere tra i caratteri del carteggio diabolico, si
arriva alla conclusione che sia proprio così. E del
resto, la situazione del mondo globalizzato è tale,
dal punto di vista sociale come da quello etico, che persino
un fautore del male è portato per decenza operativa
e per rispetto dei codici universali, a stigmatizzare le
variegate trasgressioni da parte della creatura
che
in realtà ne sa una più del diavolo.
Tutte le birbanterie messe in campo da politici, finanzieri,
falsi maestri, autentici tagliaborse, speculatori, arruffapopolo,
guerrafondai e demagoghi vengono colpite dai sulfurei strali
di Giunior Dabliu nei suoi elaborati scolastici in vista
dellottenimento del master in damnatio administration.
Ed è lo stesso Giunior Dabliu che, indicando allo
zio tutto il vasto repertorio delle debolezze umane, contemporaneamente
rivela e definisce con meticolosa precisione le altrettanto
numerose armi di deterrenza interiore che derivano alluomo
dalla sua natura divina, ma che vengono da lui puntualmente
ignorate o lasciate inoperose.
Andrea di Furia ci conduce con garbo poetico ed estrema
arguzia narrativa, grazie a una vocazione non solo intellettuale
ma anche spirituale, attraverso suggestioni ed impatti al
calor bianco. O per essere piú esatti alla luce di
inaudite rivelazioni.
Al pari di tutte le storie, anche la sua contiene una morale
da carpire al di là di ogni razionale o fantasioso
punto di vista.
Quella ricavabile dalle e-mail di Giunior Dabliu ci porta
a concludere che, assodata la dualità bene-male insita
nelluomo, sta a lui privilegiare con le sue azioni
luno o laltro dei due princípi, e ciò
in assoluta libertà di scelta, ferme restando le
insidie praticate dai rozzi studenti della Furbonia University
ahrimanica, così come da quelli della più
sussiegosa Fanatic University luciferica.
Con limprevedibile finale che premierà sia
i protagonisti della storia sia la perseveranza del lettore.
Dulcis in fundo, dunque, e questa volta ladagio va
lasciato comè.
Fulvio Di Lieto